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A cura del nostro erborista Roberto Vergani
La Stevia é stata autorizzata anche in Europa
La Stevia (Stevia rebaudiana) è una pianta che cresce in Sud America, è un piccolo cespuglio alto circa mezzo metro con foglie piccole, usata dalle popolazioni locali come pianta medicinale tradizionale. Da alcuni anni questa umile pianticella ha suscitato un notevole interesse per il suo potere dolcificante, le foglie contengono dei glicosidi (lo stevioside e il rebaudioside) che hanno un potere dolcificante circa 300 volte maggiore rispetto allo zucchero ma senza calorie, con indice glicemico nullo e che non si alterano al calore e quindi utilizzabili anche nei prodotti da forno. Ho personalmente assaggiato le foglie di Stevia nel lontano 1978, utilizzandole polverizzate come dolcificante, ricordo che erano dolcissime ma con un forte e sgradevole sapore di fieno. Allora si trattava di una curiosità importata in Europa da un'azienda francese. L'ho solo assaggiata senza mai proporla in negozio.
Più recentemente la Stevia ha determinato un forte interesse non solo da parte dei consumatori ma anche da parte delle multinazionali dei prodotti dietetici ma per molti anni la Stevia in occidente è stata fortemente limitata con la motivazione che la sua innocuità non era certa. Mentre in Giappone e nell'America del Sud era liberamente commercializzata, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ne aveva ammesso l'uso solo come integratore dietetico ma non come ingrediente alimentare. In Europa ne è stato vietato qualunque impiego. Questi provvedimenti delle autorità sanitarie hanno causato delle polemiche perché si era ipotizzato che il veto alla Stevia fosse sostenuto dai fabbricanti di dolcificanti chimici che la vedevano come una minaccia ai loro profitti.
Il 14 novembre 2011 si è avuta un'evoluzione di questo blocco normativo perché La Commissione Europea ha adottato un regolamento che ne autorizza l'uso in diverse categorie di alimenti. L'Agenzia europea per la sicurezza alimentare è stata sollecitata a valutare la sicurezza della sostanza e, dopo molti ma molti anni, ha concluso che il dolcificante non è né cancerogeno né genotossico e non presenta rischi di tossicità; è stato però posto un limite di dose giornaliera ammissibile (dga) pari a 4 mg di stevioside per ogni kg di peso corporeo al giorno. Si noti che nelle normative non si parla più della pianta Stevia ma del suo glucoside stevioside. Il regolamento europeo entra in vigore il 2 dicembre 2011 e da quella data saranno commercializzabili anche in Europa prodotti i derivati della Stevia e prodotti alimentari dolcificati con tali derivati.
Questa parziale liberalizzazione non ha placato le polemiche perché secondo alcuni è arrivata quando le multinazionali erano pronte alla commercializzazione dei derivati di Stevia. Infatti si può leggere in giro che da alcuni anni la Coca-Cola, in collaborazione con la Cargill, ha sviluppato Rebiana (marchio registrato) un dolcificante derivato dallo stevioside con un procedimento brevettabile. La Coca-Cola aveva annunciato un piano per ottenere l'autorizzazione all'uso di questo dolcificate negli USA entro il 2009 ed un piano di marketing per la vendita di bevande dolcificate con Rebaudiana nei 12 paesi in cui era permesso l'uso dello stevioside, ai quali da oggi si aggiungono gli stati europei. Altre aziende hanno messo a punto derivati dello stevioside per impiego industriale.
Nel momento in cui scrivo (fine novembre 2011) non abbiamo ancora trovato la Stevia da proporre nel nostro negozio.
La nostra opinione. La possibilità di utilizzare un dolcificante naturale che non abbia calorie e con indice glicemico nullo è utile per molte persone che per motivi di salute non possono assumere zuccheri, persone che con un dolcificante sano potrebbero liberamente gustare una bevanda dolcificata. Per la gran parte della popolazione che invece non ha problemi di salute ma solo, eventualmente, qualche preoccupazione per la linea, i dolcificanti a zero calorie non sono così utili come sembra perché le calorie apportate dai dolcificanti non sono rilevanti nel contesto del totale delle calorie della giornata; a tutti sarà capitato di osservare, nei bar, persone che scelgono un dolcificante dietetico per il cappuccino che viene consumato con un cornetto: evitano un cucchiaino di zucchero che apporta 15 calorie (Kcal) e poi consumano un dolce che ne apporta circa 200. I dolcificanti dietetici hanno una qualche rilevanza nel contesto di abitudini alimentari non sane, caratterizzate da una forte presenza di bibite dolci, dolciumi, tramezzini industriali e cibi conservati; la loro utilità si riduce a livelli insignificanti nel contesto di una alimentazione sana e corretta.
E certo che la Stevia sarà industrialmente sostituita da molecole isolate e modificate e ciò esula dalla nostra etica del naturale e dal nostro interesse; ci occuperemo, eventualmente, della pianta ma non dei tanti derivati che arriveranno sul mercato, molecole modificate con procedimenti e marchi brevettati.
I cereali integrali prevengono malattie gravi
E' stato recentemente pubblicato (novembre 2011) uno studio scientifico inglese sull'azione benefica di un regime alimentare ricco di fibre*. Questo studio conferma dati conosciuti in precedenza ma riveste un particolare significato perché si tratta di una revisione sistematica dei dati epidemiologici raccolti da 25 gruppi di lavoro e si riferisce ad un campione complessivo di circa due milioni di persone. Lo studio ha avuto come oggetto l'incidenza nella popolazione del cancro colon-rettale ed é emerso che modeste quantità di cereali integrali sono sufficienti per ottenere effetti benefici, inoltre la riduzione del rischio è proporzionale alla quantità di fibre presenti nell'alimentazione. L'aggiunta di modeste quantità di cereali integrali a una dieta povera di queste sostanze, con un apporto anche solo 10 grammi di fibre al giorno, comporta una diminuzione della probabilità di sviluppare un cancro colon-rettale del 10% mentre con tre porzioni giornaliere di cereali integrali, corrispondenti a 90 grammi di fibre, si rileva a un calo del 20%. Sulla scorta di alcuni degli studi esaminati, gli autori dichiarano inoltre che l'assunzione di fibre alimentari e di cereali integrali è probabilmente in grado di ridurre anche il rischio di patologie cardiovascolari, di diabete di tipo 2, di sovrappeso e obesità e di influire sulla mortalità complessiva.
Questa la notizia, il nostro commento.
Che i cereali integrali svolgessero un'azione preventiva sul cancro dell'intestino e su molte malattie degenerative era noto fin dagli anni '80 del secolo scorso e queste informazioni erano state riferite alla popolazione attraverso la pubblicazione di linee guida e articoli su giornali e in televisione; negli ultimi anni queste raccomandazioni sono state un po' dimenticate, ora si parla molto di antiossidanti e molto meno dei cereali integrali che invece sono la base di una alimentazione sana e realmente preventiva di molte malattie.
Va però notato che anche per questo argomento si osservano interpretazioni non corrette. Infatti gli studi scientifici si riferiscono sempre alla quantità di fibre assunte e questo è normale perché una valutazione scientifica non può essere approssimata ma deve riferirsi a dati precisi e ripetibili e nel caso dei cereali integrali il dato di riferimento è la quantità di fibre che contengono: il beneficio è determinato dal cereale intero, la quantità di fibre è solo l'"unità di misura" che viene usata. Alcuni invece pensano che sia sufficiente aggiungere fibre all'alimentazione, anche molti medici. Non è affatto così, la riduzione dell'incidenza di molte malattie si ottiene consumando cereali integrali come cibo abituale, in chicchi, in fiocchi, come farine macinate di fresco, come pasta e riso integrali, come prodotti da forno realizzati con farine integrali. Non è indispensabile che tutti i derivati di cereali che consumiamo siano integrali, è sufficiente che l'integrale sia presente in modo significativo ma questa quota di integrale non può essere sostituita da qualche cucchiaino di crusca o da integratori di fibre, non è la fibra in sé a determinare benefici ma gli alimenti integrali con tutte le loro componenti nutrizionali. Inoltre i cereali impiegati devono essere il più possibile esenti da inquinanti ed è consigliabile utilizzare cereali non modificati industrialmente, i grani antichi di coltivazione biologica e tutti i loro derivati sono la scelta migliore. Quanto esposto vale per persone in buona salute, si ricorda che i cereali integrali possono non essere indicati in corso di alcune malattie dell'intestino e in altre condizioni patologiche; consultare il proprio medico.
* Aune D, Chan DS, Lau R, Vieira R, Greenwood DC, Kampman E, Norat T. - "Dietary fibre, whole grains, and risk of colorectal cancer: systematic review and dose-response meta-analysis of prospective studies." - Department of Epidemiology and Biostatistics, School of Public Health, Imperial College London, St Mary's Campus, London W2 1PG, UK.
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